Alcune riflessioni su "buonismo", immigrazione ed esercito industriale di riserva

 

Cari compagni,

propongo alcune riflessioni innanzitutto sulla denigrazione dei concetti non solo di solidarietà e giustizia sociale, bollate come "buonismo", ma addirittura di "umanità", operata dalla propaganda dell'estrema destra mal camuffata a tinte cosiddette "rossobrune" e da ex compagni sottoposti al lavaggio del cervello operato dai media dei settori della borghesia reazionaria che dirigono questo tipo di propaganda, citando direttamente alcuni classici del pensiero comunista.

Cominciamo da Marx stesso, troppe volte adulterato e manipolato da Fusaro o suoi pari per conformarlo alle loro posizioni anticomuniste, scioviniste e disumane:

"così [nel lavoro a domicilio] vi viene allevato sistematicamente un esrcito industriale di riserva, sempre disponibile, decimato durante una parte dell'anno da un lavoro coatto estremamente disumano"
K. Marx, Il Capitale, libro I, sez. IV, cap. 13, § 8 (p. 191 della VII ed. Editori Riuniti)

"[la legislazione inglese sulla sicurezza sul lavoro] che essi [i capitalisti] chiamano legislazione pseudofilantropica"
K. Marx, Il Capitale, libro I, sez. IV, cap. 13, § 4, nota 191 (p. 134 della VII ed. Editori Riuniti)

Oggi "pseudofilatropico" si dice "buonista".
Pure i compagni non marxisti-leninisti sono certo che apprezzeranno e condivideranno anche il senso di questo estratto:

"Lo sciovinismo nazionale e razziale è una sopravvivenza di costumi antiumani che sono propri al periodo del cannibalismo."
J. Stalin, in Pravda, Nᵒ 329, 30 novembre 1939

Veniamo ai classici, dove trattano direttamente del fenomeno migratorio.
Sui proletari spinti dallo sviluppo capitalistico a lasciare i luoghi di provenienza, Marx non era certo in sintonia con quanti oggi, anche pretendendo di seguire le orme del filosofo di Treviri, lamentano che gli immigrati porterebbero degrado e conflitti con il proletariato oriundo:

"Si ammiri la giustizia capitalistica! [...] L'operaio viene gettato sul lastrico con moglie e figli e tutto quello che ha, e se in massa cerca di spostarsi in quartieri in cui la municipalità tiene al decoro, viene perseguito dal regolamento d'igiene pubblica!"
K. Marx, Il Capitale, libro I, sez. VII, cap. 23, § 5(b) (p. 113 della VII ed. Editori Riuniti)

Sull'antagonismo tra lavoratori oriundi e immigrati, Marx scriveva:

"E ora la cosa più importante! In tutti i centri industriali e commerciali dell'Inghilterra vi è adesso una classe operaia divisa in due campi ostili, proletari inglesi e proletari irlandesi. L'operaio comune inglese odia l'operaio irlandese come un concorrente che comprime il tenore di vita. [...] Questo antagonismo viene alimentato artificialmente e accresciuto dalla stampa, dal pulpito, dai giornali umoristici, insomma con tutti i mezzi a disposizione delle classi dominanti. Questo antagonismo è il segreto dell'impotenza della classe operaia inglese, a dispetto della sua organizzazione. Esso è il segreto della conservazione del potere da parte della classe capitalistica. E quest'ultima lo sa benissimo."
K. Marx in una lettera a S. Meyer e A. Vogt

E Lenin:

"Qualche parola sulla mozione su emigrazione ed immigrazione. Anche qui, in Commissione c’è stato un tentativo di difendere ristretti interessi di bottega, di proibire l’immigrazione di lavoratori da Paesi arretrati (i coolie – dalla Cina ecc.). Questo è lo stesso spirito di aristocratismo che si trova tra i lavoratori in alcuni dei Paesi 'civilizzati', che traggono certi vantaggi dalla propria posizione privilegiata e sono, quindi, propensi a dimenticare la necessità della solidarietà di classe internazionale. Nessuno però al Congresso ha difeso questa ristrettezza di vedute corporativa e piccolo-borghese. La mozione approvata riflette appieno le rivendicazioni della socialdemocrazia rivoluzionaria."
V.I. Ul'janov, in "Proletary", n. 17, 20 ottobre 1907 (resocondo del congresso della II Internazionale del 1907 a Stoccarda)

"Non c'è dubbio che solo l'estrema povertà costringe gli uomini ad abbandonare la patria e che i capitalisti sfruttano nella maniera più disonesta gli operai immigrati. Ma solo i reazionari possono chiudere gli occhi sul significato progressivo di questa migrazione moderna dei popoli. La liberazione dall'oppressione del capitale non avviene e non può avvenire senza un ulteriore sviluppo del capitalismo, senza la lotta di classe sul terreno del capitalismo stesso. E proprio a questa lotta il capitalismo trascina le masse lavoratrici di tutto il mondo, spezzando il ristagno e l'arretratezza della vita locale, distruggendo le barriere e i pregiudizi nazionali, unendo gli operai di tutti i paesi nelle più grandi fabbriche e miniere dell'America, della Germania, ecc."
V.I. Ul'janov in "Il capitalismo e l'immigrazione operaia".

"Le conquiste di quella parte del proletariato che si trova in una condizione più favorevole, saranno sempre messe in pericolo finché ne godrà solo una minoranza [...] Ciò vale per le masse all'interno di un paese, come per tutto il mercato mondiale. Un proletariato di avanguardia può mantenersi solidarizzando, appoggiando quelli che sono rimasti indietro, e non separandosi da essi, non distaccandosene, non opprimendoli. Laddove, sotto l’influenza di un miope corporativismo, il proletariato segue questo ultimo metodo, questo prima o poi fallisce e diviene uno dei mezzi più pericolosi per indebolire la lotta di emancipazione proletaria".
V.I. Ul'janov in "Marxismo e imperialismo".

Il IV Congresso del Comintern:

"La maggior parte dei lavoratori di colore portati dalla Cina e dall’India per lavorare nelle piantagioni di zucchero nella parte meridionale del Pacifico sono ancora reclutati sotto il sistema della servitù debitoria. Questo fatto ha portato i lavoratori nei Paesi imperialisti a rivendicare l’introduzione di leggi contro l’immigrazione e la manodopera di colore, sia in America sia in Australia. Queste leggi restrittive approfondiscono l’antagonismo tra lavoratori di colore e bianchi, il che divide e indebolisce l’unità del movimento operaio.
I Partiti Comunisti d’America, del Canada e dell’Australia devono condurre una campagna vigorosa contro le leggi restrittive sull’immigrazione e devono spiegare alle masse proletarie in questi Paesi che tali leggi, accendendo l’odio razziale, alla lunga si ripercuoteranno su di loro.
I capitalisti sono contro leggi restrittive negli interessi della libera importazione di manodopera di colore a basso costo per ottenere, per suo tramite, l’abbassamento dei salari dei lavoratori bianchi. L’intenzione dei capitalisti di andare all’offensiva può essere affrontata solo in un modo: i lavoratori immigrati devono unirsi ai ranghi dei sindacati esistenti dei lavoratori bianchi. Simultaneamente, si deve avanzare la richiesta che la paga dei lavoratori di colore sia innalzata allo stesso livello di quella dei lavoratori bianchi. Una mossa di questo tipo da parte dei Partiti Comunisti metterà allo scoperto le intenzioni dei capitalisti e allo stesso tempo dimostrerà platealmente ai lavoratori di colore che il proletariato internazionale non ha pregiudizi razziali."
Tesi del IV Congresso dell'Internazionale Comunista

Ma un'altra precisazione è dovuta.
Nel Capitale, libro I, sez. VII, cap. 3, esattamente il capitolo che tratta dell'origine e delle forme dell'esercito industriale di riserva, Karl Marx confuta e deride il dogmatismo degli economisti di allora che sostenevano che la diminuzione del prezzo del lavoro dipendesse dall'aumento assoluto della popolazione operaia, indicando invece negli sviluppi tecnici che aumentano la produttività l'origine di quella sovrappopolazione operaia relativa che, attraverso la competizione, causa l'abbassamento del prezzo del lavoro. Dato che oggi in Italia il saldo demografico in Italia è addirittura negativo, e gli immigrati sono poche centinaia al quinquennio più degli emigrati, è più che evidente che l'immigrazione in Italia oggi non può pesare più dell'aumento della popolazione per natalità nell'Inghilterra di Marx (dall'1,141% al 1,533% al decennio negli anni 1811-1861, vedi cap. 5 della stessa sez. del Capitale).

Ora immaginate come tratterebbe Marx chi gli mette in bocca, per di più in funzione antimigranti, cose che derideva in bocca agli economisti borghesi del suo tempo. Senza contare poi che, se uno emigra anche per cause economiche, ciò significa che il mercato del lavoro nel paese di origine non lo ha assorbito, quindi l'esercito industriale di riserva nel paese di origine perderà un membro e che Marx non si concentrava sulla classe operaia italiana e di quella degli altri paesi "chìssene".

Saluti comunisti,

Davide

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